Inaugurazione 75^ Fiera del Levante: intervento del Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli

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Inaugurazione 75^ Fiera del Levante: intervento del Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli

Signor Ministro per i Rapporti con le Regioni On. Raffaele Fitto, Eccellenza Arcivescovo Cacucci, Autorità, gentili Signore e Signori, con vivo piacere porgo il saluto dei 41 Comuni della Provincia di Bari, dell’Amministrazione Provinciale e dell’Unione delle Province Pugliesi. Province da eliminare. Tutte! Da subito, aggiungo io. Da subito per evitare l’instaurarsi di un deprecabile processo di delegittimazione istituzionale.   Il dibattito mediatico in corso, a tal proposito, sui costi – ahimè non della democrazia bensì della politica – se fosse affrontato con la dovuta serietà, e non con la sterile demagogia, ha individuato nelle Province gli Enti inutili da sopprimere, dimenticando maliziosamente che per le 107 Province lo Stato sopporta un costo per gli Amministratori (dati SIOPE) pari a 113 milioni di euro (lordi). Il costo della politica invece è pari a 6 miliardi e 500 milioni di euro (dati Bilancio preventivo dello Stato 2011).   È singolare il silenzio assordante sugli oltre 7.000 enti strumentali, che impropriamente esercitano funzioni tipiche di Province e Comuni. Mi riferisco a consorzi, aziende, fondazioni, società, agenzie, autorità, che occupano oltre 24.000 componenti nei vari Consigli di Amministrazione (peraltro tutti “nominati” e non eletti), frutto di interscambi lobbistici di partiti, e con un trend in crescita. Eppure eliminare questi 7.000 Enti consentirebbe un risparmio pari a 22 volte quello che si otterrebbe abolendo tutte le 107 Province. Questo è il linguaggio della verità! Io sono convinto che nella situazione economica e sociale, nella quale il nostro Paese è immerso da lungo tempo, sia necessaria (per il bene comune) una azione politica ispirata alla fermezza dei valori, ai principi etici. Perché le sofferenze, i bisogni che sono intorno a noi, o non li vediamo o li trascuriamo. E questo non accade oggi, ma da troppo tempo. Il bene comune richiede, a mio parere, di affrontare il problema principale del Paese, quello del Mezzogiorno: la irrisolta questione nazionale. Il Mezzogiorno attraversa oggi una situazione di estrema drammatica debolezza. E nel Mediterraneo che cambia, deve cambiare anche il Mezzogiorno d’Italia. Signor Ministro, noi non siamo né per una Italia divisa, né per un Mezzogiorno frantumato. Sarebbe necessario, io credo, poter nella concretezza dei fatti, attuare “subito”, nelle sue più ampie articolazioni il “Piano per il Sud”, come è stato proposto dal Governo ed in particolare curato e sostenuto da Lei, Ministro Fitto. Così come prendo atto positivamente, a nome di tutte le 6 province pugliesi, dell’attenzione, del ruolo e dello spazio riservato, per la prima volta, alle Province con i recenti importanti finanziamenti FAS. Certo, suscita sconcerto ed indignazione l’incredibile montagna di risorse finanziarie sperperate dalle amministrazioni regionali (vedi la sanità) o la perdita colpevole delle opportunità di cospicue risorse europee, che vi sono state e vi potrebbero essere con una gestione più attenta e responsabile. La Puglia registra – i dati sono della Banca d’Italia al 30 giugno – il tasso di disoccupazione aumentato al 13,5%. In 1 famiglia su 5, nessuno dei componenti in età lavorativa ha una occupazione. Il numero dei giovani che non lavorano o non studiano riguarda oggi 2 giovani pugliesi su 5. La nostra Puglia è percorsa da un grave malessere. Io stesso, come amministratore della Provincia, constato questa assillante, ma pesantemente umana problematica, con un ascolto costante delle tante persone che incontro ormai da due anni. Ed a conferma di questa “fame” di lavoro, vi sono le oltre 9.000 domande presentate per un lavoro di soli 9 giorni in questa edizione della Fiera del Levante. Fiera per di più gravata di un sensibile deficit aziendale, ovviamente da ripianare. La ricerca di un lavoro rappresenta l’incubo per questa generazione di giovani, che debbono e vogliono sperare in una politica “credibile”, capace di realizzare riforme serie per guardare al proprio futuro con serenità, e preservando la propria dignità. “L’Europa crei il lavoro”, ha detto di recente il Papa a Madrid. È questo l’impegno che si deve perseguire! Siamo consapevoli degli sforzi che il Governo sta compiendo nell’affrontare la crisi economica internazionale, che avrà ancora le sue conseguenze. E che sta diventando, per quanto ci riguarda, una “crisi di sistema”. Questa preoccupante situazione richiede responsabilità politica, nel dover coniugare rigore, equità, crescita. Ritengo che si debbano valorizzare le grandi potenzialità di risorse umane, morali, intellettuali, imprenditoriali che possiedono le nostre donne e gli uomini e i nostri giovani, ricchi di ideali ed entusiasmo. È il tempo della politica del dialogo, del buon senso. Comunque sta per avviarsi un periodo di transizione per nuove forme di organizzazione del territorio. Per quanto mi riguarda, la Provincia di Bari in questi anni di fine legislatura saprà snellirsi, rassodarsi nei suoi compiti e nelle sue funzioni, accompagnando al meglio questa fase, cui ci si augura la Regione non si chiuda, ancora una volta, in solitaria sufficienza. Sì perché, paradossalmente, le Regioni si sono modellate come microStati con tutti i difetti dell’antico regime e nessuna reale volontà di innovazione nella ricollocazione dei poteri. Penso alla necessità di rilanciare una incisiva politica regionale di sviluppo, focalizzata sui tre assi fondamentali del nostro territorio: agricoltura, turismo, infrastrutture.          Siamo pronti per un essenziale contributo ai processi di integrazione territoriale che debbono provvedere a chiudere bene il Programma Comunitario del 2013, che invece registra attualmente un livello di spesa effettiva bassissimo nel Mezzogiorno. Le Regioni hanno voluto ottenere, risultati politici sul breve: i Fondi europei sostengono la spesa corrente, non quella strutturale allo sviluppo. Ci muoveremo da subito nella prospettiva di Europa 20 20. Daremo un contributo convinto e forte. Con serenità verso il futuro, perché la politica deve avere pure il coraggio della lungimiranza. Si è troppo lavorato sul breve, sul domani mattina, mai sul dopodomani. Ed invece c’è un mondo verso il quale, volenti o nolenti, andiamo. Dal quale comunque non torneremo più indietro.                                                                                                     







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