Intervento del Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, al convegno "La banca delle idee: il rilancio dell'economia pugliese parte dall'innovazione"

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Intervento del Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, al convegno "La banca delle idee: il rilancio dell'economia pugliese parte dall'innovazione"

Rivolgo un saluto il Presidente Caso, ai rappresentanti dei 41 Comuni della provincia di Bari e a tutti i presenti. Il tema al centro di questa vostra iniziativa - l’innovazione - riguarda il futuro della nostra identità di nazione nel contesto della globalizzazione. Lo sviluppo passa, infatti, attraverso la ricerca e l’innovazione applicate alle esigenze primarie dei territori. Da un rapporto dell’ISTAT di quest’anno si deduce che gli investimenti in Ricerca e Sviluppo delle imprese italiane rispetto al PIL, pari allo 0,65%, sono ben al di sotto della media dell’Unione europea, che è pari all’1,21%. In termini assoluti, le Regioni che investono di più in ricerca e sviluppo sono concentrate nel Centro-Nord del Paese, con una supremazia della Lombardia, del Lazio, del Piemonte, dell'Emilia-Romagna e del Veneto. In rapporto ai Pil regionali, le performance migliori sono, significativamente, quelle del Piemonte (1,88%) e del Lazio (1,79%). Nel Piemonte è prevalente il ruolo della ricerca privata, mentre nel Lazio quello di atenei importanti e di molti enti pubblici di ricerca. Considerando la distribuzione territoriale della spesa per ricerca e innovazione, sostenuta dalle imprese, si osserva che il Nord-ovest, caratterizzato da una struttura produttiva con imprese medio-grandi, assorbe il 48,1% della spesa delle imprese, corrispondente all’ 1% del Pil in tale ripartizione. Soltanto il 10,1% della spesa viene invece sostenuta da imprese localizzate nel Mezzogiorno, che sconta una dimensione di impresa mediamente più ridotta e una composizione settoriale a minore intensità di ricerca rispetto ad altre aree del Paese. In questo contesto - che vede l’Italia occupare nell’ambito europeo un posto mediocre sia in termini di ricerca che di innovazione - dovremmo tutti porci il problema di comprendere con urgenza come invertire la rotta, per riprendere un percorso di sviluppo, senza il quale ci è preclusa la crescita. L’Italia ha bisogno di guardare alla sua tradizione manifatturiera. Al saper fare delle piccole e medie imprese, se vuole avere un ruolo da protagonista nell’ economia globale . Negli ultimi dieci anni, l’Italia ha investito tutto nell’ economia della conoscenza , immaginando uno sviluppo gestito esclusivamente da comunicatori e designer. Così ci siamo un pò dimenticati di quella conoscenza delle mani che da sempre caratterizza il nostro paese . Stiamo parlando di settori dell’economia italiana (l’alimentare, l’abbigliamento/moda, l’arredo casa e l’automazione meccanica) che, messi insieme, hanno un valore di oltre 150 miliardi di euro e più di tre milioni di addetti. E’ necessaria, da un lato, una nuova alleanza fra le competenze e le abilità dell’ artigiano, con il meglio dell’ industria in termini di imprenditoria, management e comunicazione. Dall’altro, l’inserimento anche delle piccole e medie imprese nel mercato globale , internazionalizzarle per farle crescere.   Dobbiamo divenire – e questo vale soprattutto per il nostro Mezzogiorno e la nostra Regione in particolare - sede di importanti scuole e centri di formazione , dalla moda alla meccanica, e tornare ad essere un punto di riferimento ben visibile per il resto del mondo, formare élite manifatturiere e attrarre nuovo capitale umano, nuove abilità dall’estero, forti della nostra tradizione . Per sviluppare e raggiungere questi obiettivi sono, a mio avviso, fondamentali: 1) il sostegno fiscale e finanziario all'aggregazione delle imprese; 2) gli incentivi alla formazione e all'innovazione; 3) la definizione di una strategia di medio-lungo termine per il sistema produttivo; la riorganizzazione dell'Istituto per il Commercio con l’Estero   . Come altre volte ho detto, è anche necessario assicurare una formazione continua nelle imprese. Una formazione che assicuri la “cifra” più importante del sistema produttivo italiano: quella che punta sulle produzioni complesse, sulle cosiddette “nicchie”, sui sistemi integrati d’impresa. Da questo punto di vista, è essenziale la riqualificazione del bene primario: il capitale umano. Alta formazione, quindi, accompagnata dalla possibilità di creare nuovi posti di lavoro per i giovani, che qui vedo puntuali e attenti. Solo la qualità della formazione riesce ad incidere in maniera significativa sulla competitività delle imprese, che devono essere messe in grado – con adeguati incentivi – di rispondere correttamente alla domanda di formazione, che sia in grado di innovare i prodotti e di far competere le imprese con i nuovi mercati. Questo mio pensiero credo sia  tanto più vero se pensiamo al Mezzogiorno ed alla nostra realtà, dove abbiamo l’esigenza di considerare il capitale umano la risorsa più importante a disposizione e dove, soprattutto, il consolidamento delle prospettive di sviluppo della piccola e media impresa, è condizione imprescindibile per dare una risposta concreta al dramma della disoccupazione, in particolare quella giovanile. Siamo di fronte ad una crisi politica e finanziaria insieme: crisi di sistema. Noi abbiamo il dovere di pensare a costruire il futuro (da oggi, è necessario). E’ con quest’auspicio e con l’intento di lavorare insieme su questa prospettiva, che auguro a tutti voi, buon lavoro! Grazie.        







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