Intervento del Presidente, Francesco Schittulli, al seminario "Abuso sessuale dei minori e nuove tecnologie: un approccio multidisciplinare per il contrasto al fenomeno e la presa in carico delle vittime"

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Intervento del Presidente, Francesco Schittulli, al seminario "Abuso sessuale dei minori e nuove tecnologie: un approccio multidisciplinare per il contrasto al fenomeno e la presa in carico delle vittime"

Autorità, Signore e Signori,   la violenza che viene esercitata sui bambini è diffusissima, ad ogni latitudine e si realizza, nella maggior parte dei casi – come documentano le statistiche – proprio nel foro familiare, quello che dovrebbe essere eletto alla loro protezione. Grazie ad una ricerca europea di due anni or sono, il 36% delle donne e il 29% di uomini residenti in occidente, intervistati per studi condotti in ventuno paesi industrializzati, dichiararono di aver subito abusi e violenze durante l’infanzia. Sono 275 milioni nel mondo, secondo le stime, i bambini che assistono a episodi di violenza e maltrattamenti all’interno delle mura domestiche. Solo 15 paesi proibiscono nei loro ordinamenti, in mondo chiaro ed esplicito, le punizioni corporali che i bambini subiscono nelle loro case. In molti paesi in via di sviluppo, insieme a pratiche tradizionali che costituiscono un grave nocumento per la salute, come le mutilazioni genitali femminili, vengono tra l’altro usate fasciature immobilizzanti e marchiature, praticati riti di iniziazione violenti e esorcismi pericolosi, imposti matrimoni precoci e i bambini vengono perfino costretti ad ingrassare. Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, sono 306 milioni i bambini che nel mondo lavorano. Per molti di loro si tratta di una riduzione in schiavitu’, tanti di loro sono abusati sessualmente sui luoghi di lavoro, dove subiscono anche punizioni corporali e umiliazioni o sono trafficati per il commercio degli organi, sottoposti al mercato della prostituzione e della pedo-pornografia, perfino obbligati nell’attività dell’estinzione di un debito. La violenza nei confronti dei bambini può anche provenire da internet o attraverso i telefoni di nuova generazione e può essere subita nel luogo educativo per eccellenza, la scuola. Alle violenze illegali, il cosiddetto “bullismo” – in una ricerca condotta in 16 Paesi in via di sviluppo, dal 20 al 65% dei bambini intervistati hanno affermato di aver subito nei 30 giorni precedenti atti fisici o verbali di violenza – si aggiunge la violenza legalizzata: sono oltre 1 miliardo e 250 milioni (la metà di tutti i bambini del mondo) i bambini che vivono in Paesi dove le punizioni fisiche da parte degli insegnanti sono considerate legali, contro tutte le Convenzioni delle Nazioni Unite. Dopo diciassette anni dalla sua approvazione, è carta straccia la Convenzione sui diritti del fanciullo delle Nazioni Unite, considerato che 78 Paesi ancora   ammettono la punizione corporale di minori nell’ambito di   provvedimenti disciplinari, mentre 106 paesi non vietano, attraverso una legge specifica, le punizioni corporali a scuola. In 36 paesi, la flagellazione, la lapidazione e l’amputazione sono praticate anche nei confronti di minori che hanno commesso reati. In 43 paesi, nei confronti dei minori-detenuti, si ricorre alle pene corporali, sebbene il 90% di essi non abbia commesso reati gravi.  In base ad un rapporto delle Nazioni Unite, sono 250 mila (al 40% bambine) i ragazzi sotto i 18 anni reclutati in forze armate statali o in milizie non governative. Milioni di bambini, 48 secondo le stime, non vengono iscritti all’anagrafe né compaiono in alcun registro. Sono gli “invisibili”: oltre tre quarti dei quali vivono nell’Africa subsahariana e nel sud-est asiatico, ma anche in America Latina, dove, in base ai dati, un bambino su sei non esiste. Non si capisce bene se siano 100 o 150 milioni, forse sono molti di più. Vivono nelle strade, per lo più allontanati dalle loro famiglie, per ragioni legate alla povertà e al deterioramento delle condizioni vita. Vivono nei quartieri più poveri dell’America Latina, dell’Asia, dell’Africa, dell’Europa dell’Est, ma vivono anche nelle periferie degradate delle grandi metropoli occidentali. Hanno 5-6 anni e la vita dedicata all’elemosina, al contrabbando di sigarette, ai furti, alla prostituzione, al turismo sessuale. In parte, tornano a casa periodicamente, molti sono abbandonati, rifiutati. Sono i bambini di strada, anche loro oggetti di consumo. Dormono nei parchi o negli antri degli palazzi, sotto i ponti o in edifici abbandonati. Spesso, nell’America Centrale, ma anche nell’Europa dell’Est, fanno uso di inalanti, come la colla, che sono poco costosi e facili da procurarsi, ma che causano danni irreversibili al cervello, così come varie debilitazioni fisiche. “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”, dice Mt, 18,6. Parole durissime, che si riferiscono all’abuso della forza crudele sulla fragilità, della cattiveria sull’innocenza, del male che non si riesce più a distinguere dal bene sulla persona che non può difendersi e che viene usata come un oggetto. Meritoria è quindi l’opera di tutti coloro, uomini e donne e organizzazioni - come Save the Children, che da decenni lo fa in modo magistrale - che si battono per alleviare la condizione dell’infanzia nel mondo. Auguri a questo convegno e buon lavoro.  







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