Intitolazione della Sala del Colonnato ad Araldo di Crollalanza: discorso del Presidente, Francesco Schittulli

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Intitolazione della Sala del Colonnato ad Araldo di Crollalanza: discorso del Presidente, Francesco Schittulli

Sono tre gli eventi legati a questa consiliatura, che ormai volge al termine, che ritengo particolarmente coinvolgenti: l’intitolazione della Torre dell’orologio a Guglielmo Marconi; l’intitolazione della sala consiliare al professor Matteo Fantasia; l’intitolazione del Colonnato del Palazzo ad Araldo di Crollalanza. Questo momento dedicato alla figura del senatore Di Crollalanza serve, esattamente, a capire se Bari ha bisogno, ancora oggi, di un “politico costruttore”, così come lo ha definito Rino Formica, ovvero di un politico in grado di avere per questa città una visione strategica. Oggi ci troviamo di fronte a politici che producono parole, molte parole. Troppe. Ma i fatti? I fatti, appunto, nei sei anni in cui Di Crollalanza fu podestà di Bari (molto meno degli attuali doppi mandati di un sindaco), ha realizzato opere come la Fiera del Levante e l’Università. Ma a lui si devono il lungomare e numerosi edifici che si affacciano, il Policlinico, i canaloni contro le alluvioni, il porto e lo stadio della Vittoria. Insomma la Bari che ancora oggi rappresenta la cartolina nel mondo. Una Bari disegnata e voluta da un uomo che ha essenzialmente amato questa città. Non solo che ha avuto per essa una visione strategica: 90 anni fa il senatore Di Crollalanza intuì il ruolo che avrebbe dovuto avere la Fiera del Levante, la porta dell’Italia aperta nel Mediterraneo: “Bari sarà per i mercati dell’Est quel che Milano è per il Nord”. Per questo motivo si è scelta la giornata di oggi, vigilia dell’inaugurazione della Fiera del Levante per la cerimonia che rivede il busto di DI Crollanza tornare al Palazzo della Provincia, legittima proprietaria, ma soprattutto intitolare a lui il pregevole atrio del Colonnato. Perché a lui appartiene: come il Palazzo che ci ospita e il lungomare sul quale si affaccia. Siamo qui, infatti, a rendere omaggio a un “concreto servitore dello Stato”. Perché le sue opere non possano essere cancellate. Quelle di Bari, ma anche quelle fatte in tutte Italia. Non dobbiamo dimenticare che a lui si devono la creazione dell’Anas, la “direttissima”  Bologna-Firenze, la ricostruzione in Campania e in Basilicata, dopo il terremoto del 1930, le numerose trasformazioni fondiarie e realizzazioni colonniali. Un personaggio unanimemente riconosciuto da destra come a sinistra, a tal proposito Giuseppe Di Vittorio ebbe a dire: “Senza Di Crollalanza io non esisterei, perché i miei genitori non avrebbero nemmeno avuto la forza di procrearmi”. Il riferimento era la Tavoliere della Puglia che Di Crollalanza aveva bonificato facendolo diventare una delle zone più fertili del Sud. Mentre Giuseppe Giacovazzo ebbe a commemorarlo con: “un inchino all’onestà”. Una vita, quella di Di Crollalanza, passata ad onorare Bari, il Mezzogiorno e l’Italia. Ai nostri giovani, certamente migliori di noi, lo dico che entrando in questo Palazzo ed ammirando il busto del senatore Di Crollalanza devono sapere di essere davanti a un gentiluomo semplice ed onesto.  







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